How to tell your child you are pregnant – Come spiegare al primo figlio l’arrivo del fratellino

Telling your kid you are pregnant may be exciting, and it is important to use the right words and sincerely reply to all his doubts

How to tell your child you are pregnant
Mom, when have you decided I was not enough?»

 Suddenly the toothbrush I’m holding weighs two hundred pounds: I am petrified. He wants to know the truth and I can’t disappoint him.

When I found out I was pregnant, I tried to explain in the most reassuring way to my firstborn that a second baby was on the way. Actually, two babies.

Every child is different, and mine loves when we sit together and I tell him a story.

«And tonight, while you were sleeping, someone knocked at the window. A big stork with a long beak was staring at me…You will have two sisters to play with, isn’t it amazing?» I said, full of excitement.

He just replied: «How big was the stork?»

My belly was growing, and nothing else was changing. Sometimes, he suddenly dropped everything and run to kiss his sisters growing inside me.

The first time he met the twins, they were sleeping in their cradle: the rivals had arrived, but after all, they were not that dangerous.

At the beginning, it was funny for him to push the buggy, to hold the bottle, to caress their tiny feet.

After months of enthusiasm, he wants to know the reason of this big change. He is afraid and perhaps a little bit jealous.

I must be sincere if I don’t want to disappoint him.

«Children are born for so many different reasons. Your sisters were born because daddy and I want them. We love you so much that from this love we have created the desire to give you a little brother, or a sister. Actually, two sisters ».

«Mom, I don’t want two sisters: they are not even able to play! I want an Ipad»

«You’re right, you can’t play with your sisters now. I do not even know if in some years’ time you will play with them. I do not know if you will enjoy sharing with them, but mom and dad have wanted the twins to give you someone, besides us, with whom you can share.

It will be strange to share the toys, but you will very much enjoy having secrets to share with them.

Sharing jokes for mom and dad.

Sharing the joy of their first walk, and you will know that they have learned quickly because they want to follow you.

Sharing memories.

Sharing advices.

Sharing the weight of difficult choices, sharing the pain of that inevitability you won’t accept when I will look down upon you three».

«Mom, do you have a lovemeter?».

«I do not need it, I know that I will always love you equally: infinitely».

«It is not true! Why do you just tell me a story at night, and you spend so much time cradling the sisters and singing: “Your mom loves you”?».

«Because I know you like hearing the stories before going to sleep. But if you prefer, tonight and anytime you want, you can sleep on me and I can sing: “Your mom loves you”».

«Mom, tonight can you sing to the twins: “Your brother loves you”?»


Mamma, quando è che tu e papà avete capito che non vi basto?»

Di colpo lo spazzolino che ho in mano pesa duecento chili: mio figlio ha iniziato a sentire la concorrenza delle nuove arrivate, e capisco che questa chiacchierata sarà decisiva per chiarire le sue paure.

Appena ho saputo di essere incinta, ho cercato di spiegare nel modo più rassicurante possibile al mio primo figlio che stava per arrivare un fratellino. Anzi, che stavano per arrivare ben due sorelline.

Ogni bimbo è diverso, e il mio adora pensare che le cicogne portano i bimbi alle mamme.

«E questa notte, mentre dormivi, ho sentito bussare alla finestra. Mi sono affacciata e una grande cicogna con un lungo becco mi fissava. Avrai due sorelline con cui giocare, non è magnifico?» gli dissi con tutta la convinzione che potevo.

E lui rispose: «Quanto era grande la cicogna

In effetti, ha iniziato a realizzare che sarebbero arrivate le sorelline solo quando ha visto la pancia crescere. Ogni tanto interrompeva le sue corse per venire ad accarezzare le cucciole che portavo in grembo, e poi tornava a giocare, sereno del fatto che, a parte aver un mappamondo al posto della pancia, io non fossi cambiata.

Il giorno della nascita, è stato molto contento di trovare le sorelline addormentate nella loro culla, non nel mio letto: le rivali erano arrivate, ma in fin dei conti non erano così pericolose.

Questa serenità ha fatto sì che fosse lui a voler rendersi utile e così, quando voleva, le cullava o dava loro il beberon.

Dopo mesi, finito l’entusiasmo della novità, si domanda il perchè di questo cambiamento, con timore e forse po’ di gelosia.

l’unico modo che ho per tranquillizzarlo è rispondere sinceramente.

Sai, i fratellini nascono per tanti motivi diversi. Le tue sorelline sono nate perché io e papà le abbiamo volute: è successo che ti amiamo così tanto che ad un certo punto da tutto questo amore è nato il desiderio di darti un fratellino. O una sorellina.

«Mamma, ma io non te l’ho chiesto. E allora se mi ami così tanto perché non mi dai il tuo “aipad”? E poi le gemelle neanche giocano»

«Amore, il cellulare ora non ti serve, ci pensiamo tra qualche anno. Hai ragione, con le gemelle adesso non ci giochi tanto. Non lo so se tra un po’ ti divertirai di più.

Non so neanche se ti piacerà condividere con loro, ma mamma e papà le hanno fatte nascere perché tu avessi qualcuno, oltre a noi, con cui condividere».

Sarà strano imparare a condividere i giochi, ma ti piacerà tantissimo avere dei segreti da condividere con loro.

Condividere scherzi da preparare a mamma e papà.

Condividere gli sguardi quando cammineranno per la prima volta, e tu saprai che loro hanno voluto imparare in fretta per poterti seguire.

Condividere ricordi.

Condividere consigli.

Condividere il peso di alcune scelte difficili, condividere il dolore di quell’ineluttabilità che non accetterai quando vi guarderò dall’alto».

«Mamma, ma tu ce l’hai il misura-amore?»

«Non mi serve, so con certezza che vi amerò sempre in ugual misura, all’infinito. E che non sono perfetta, per cui a volte sbaglierò e ti rimprovererò quando invece sarà colpa delle sorelle. Me lo dirai, e ti chiederò scusa».

«E allora, perché la sera a me leggi soltanto il libro e con le sorelle passi così tanto tempo, le culli in braccio e canti “tu sei l’amore di mamma?”» 

«Perché so che ti piacciono i libri, ma se preferisci, stasera e tutte le volte in cui ne sentirai il bisogno, ti addormento in braccio e ti canto la ninna nanna, come una volta».

«Mamma, stasera puoi cantare alle gemelle “tu sei l’amore di fratello”?»


 

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