happiness for a working mom

What is happiness for a working mom? 

Is it having an easy life? Is it affording what you want? Is it reaching professional targets? No 

Cos’è la felicità per una mamma lavoratrice?

E’ vivere una vita agiata? E’ potersi permettere quello che desidera? E’ raggiungere i propri traguardi professionali? No.

(Versione italiana sotto quella inglese)

What is happiness for a working mom? There’s a letter by a mother, to all working mothers, that is very sad. It is a letter to our heart, that everyday wonders whether to give up, or carry on. While our mind already knows that giving up is not a feasible choice.

We, working moms, don’t give up. We end up paying someone else to stay with our children, and live in our place those moments that will never come back. And that we, working moms, will never live.

I’ve had nannies and any kind of help (…) Even with all the help in the world, you find yourself with the bank account drained by the salaries to nannies and their substitutes, by the crazy cost of kindergartens and extra activities (which, without exaggerating, seem necessary, such as a swimming course) and at the same time, you always feel guilty. You can’t pick them up from school every day, you can’t play with them in the afternoon because you have to prepare a healthy dinner and you have to arrange the agenda of the following day, you are not relaxed enough to give them a smile and an indulgent word, overwhelmed as you are by all your thoughts.

Any kind of help, all the help in the world?! Let’s not exaggerate! The truth is that we are alone, and have to feel very lucky if there’s a nanny we can more or less trust.

Actually, we have taken into consideration also the best solution: a child nurse. She has the power to interact with newborns as with a vocal assistant. She just needs to say “eat all your milk” and your child eats, she burps him, says: “sleep”, and he sleeps. In his bed. For hours. Unfortunately, she doesn’t have the same effect on husbands and she asks exactly our salary, or more.

So we are ok with the cousin of the son of the uncle of the nanny of our neighbor’s nanny.

We have professionally worked all the day, and haven’t even ever watched at our clock cause we had so many things to do. But during that meeting at five, which was not convened by a working mom for sure, it’s impossible to get focused. Because our mind is at home, we see our child running towards us staggering, his hands stretched forward. Or breaking out in tears at seeing his mom.

One day the nanny told me that my son was standing in front of the door waiting for me at five. On time every day. Waiting.

I felt something crushing my heart. Guilty.

Until I realised that waiting was part of the happiness. My son was waiting to hug me with joy. Me, the fox and him, the Little Prince.

It would have been better to come back at the same hour,” said the fox. “If, for example, you come at four o’clock in the afternoon, then at three o’clock I shall begin to be happy. I shall feel happier and happier as the hour advances. At four o’clock, I shall already be worrying and jumping about. I shall show you how happy I am! But if you come at just any time, I shall never know at what hour my heart is to be ready to greet you . . .

Me and my son, every day happy to have met again.

An happiness that working mothers feel every day. An happiness that is enormous, like its price.

The fox seemed perplexed, and very curious.

“(Do you live) On another planet?”

“Yes.”

“Are there hunters on that planet?”

“No.”

“Ah, that is interesting! Are there chickens?”

“No.”

“Nothing is perfect,” sighed the fox.


Cos’è la felicità per una mamma lavoratrice? C’è una lettera, scritta da una mamma, che parla a tutte le mamme lavoratrici. E’ una lettera triste, che parla al nostro cuore, che non sa se mollare tutto o stringere i denti. Mentre la nostra mente già sa che mollare non è una scelta possibile.

Così, noi mamme lavoratrici stringiamo i denti, e paghiamo qualcuno per stare con i nostri figli, per vivere al posto nostro quei momenti che non torneranno più. E che noi mamme lavoratrici non vedremo mai.

Mi sono avvalsa di tate, di aiuti di ogni genere (…) Pur con tutti gli aiuti del mondo, ti ritrovi con il conto in banca prosciugato dagli stipendi alle tate e alle sostitute delle tate, dai folli costi dei nidi e delle attività extrascolastiche (che, pur senza esagerare, ti paiono irrinunciabili, come ad esempio un corso di nuoto, uno di inglese) e al contempo devi convivere con enormi sensi di colpa che ti tormentano. Non riesci a recuperarle da scuola tutti i giorni, non riesci a giocare con loro nel pomeriggio perché devi preparare una cena possibilmente sana e devi organizzare la giornata successiva, non sei abbastanza serena da assicurare loro un sorriso costante ed una parola indulgente, affannata come sei da tanti pensieri.

Aiuti di ogni genere, tutti gli aiuti del mondo: ma non esageriamo! La verità è che siamo sole: ci si deve arrangiare, ed è già tanto trovare una tata di cui potersi più o meno fidare.

Siamo partite con l’idea di dare ai nostri figli il best in class: la puericultrice. Interagisce con neonati come con un’assistente vocale: dice “dormi!” e il bebè dorme, “mangia!” e lui mangia, “fai il ruttino” e lui rutta. Peccato che la puericultrice non abbia lo stesso effetto anche sui mariti, e che guadagni come un giocatore di serie A.

Pertanto ci siamo accontentate della cugina del figlio dello zio della sorella della tata della vicina di casa.

Abbiamo lavorato alacremente tutto il giorno, prese dai mille impegni la giornata è scorsa veloce. Però alle 5, in quella riunione che non ha di certo convocato una mamma lavoratrice, non è possibile concentrarsi. A quell’ora negli occhi il sorriso di chi ti viene incontro barcollando, il rumore del suo giocattolo preferito che cade appena la chiave gira nella toppa, le manine tese in avanti. O che scoppia in lacrime al vederti, perchè sa gioire senza freni.

Una volta la tata mi disse che mio figlio si piazzava davanti alla porta ad aspettarmi alle 5. Puntuale tutti i giorni. In attesa.

Mi si è stretto il cuore e sono vissuta di sensi di colpa.

Finchè ho capito che l’attesa era parte della gioia. Mio figlio mi aspettava con gioia per abbracciarci con gioia. Io la volpe e lui il Piccolo Principe.

“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe. Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero’ ad essere felice. Col passare dell’ora aumentera’ la mia felicita’. Quando saranno le quattro, incomincero’ ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro’ il prezzo della felicita’… 

Alle 5, ogni giorno felici di esserci ritrovati.

Una felicità che le mamme lavoratrici provano tutti i giorni. Una felicità enorme, come il prezzo da pagare.

(Vieni da un altro pianeta chiese la volpe?) 
“Si”.

“Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?” 
“No”. 
“Questo mi interessa. E delle galline?” 
“No”. 
“Non c’e’ niente di perfetto”, sospiro’ la volpe. 

 

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