maternità lavoro

(English version below)

Ho ottenuto una promozione al mio rientro al lavoro dopo essere diventata mamma di due gemelle!

Il che potrebbe essere una notizia fantastica solo per mio marito, mia suocera e pochi altri, se non fosse che secondo una recente ricerca di Manageritalia basata su dati Istat e Isfol, “il 27% delle donne lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio, e tra le donne manager, la gravidanza e la nascita del figlio non comporta tanto l’abbandono della professione quanto una pietra tombale sulle possibilità di carriera”. Nessun miglioramento rispetto al 2015, quando l’ISTAT pubblicò che “1 neo mamma su 5 rinuncia al lavoro.”

Mi permetto di correggere: è il lavoro che rinuncia ad 1 neo mamma su 5.

Rinunciare è un verbo singolarmente devastante e socialmente preoccupante perché è figlio di un rimbalzo di responsabilità. Alle neomamme non basta volercela fare: servono anche sostegni pubblici, aiuto dai familiari, il supporto dell’azienda.

Come ho fatto allora io a conciliare lavoro e vita di mamma?

Io non sono diversa da chi ha dovuto rinunciare, è diverso il contesto lavorativo che mi ha accolta al mio rientro.

Io non sono diversa da chi ha dovuto rinunciare, è diverso il contesto lavorativo che mi ha accolta al mio rientro.

Nella sede dove lavoro c’è un nido aziendale per le mie gemelle, un giorno a settimana chiunque può scegliere di lavorare da casa (ti assicuro che lo fanno anche i maschi!), quando le scuole sono chiuse c’è il centro ludico anche per mio figlio più grande. In pausa pranzo mi prendo cura di me stessa con un corso di yoga o pilates e a metà giornata vado in una stanza relax appositamente allestita per le mamme che devono tirare il latte (Sì, tu che sei abituata a tirarti il latte nello squallore di un bagno, in silenzio cercando di non farti notare dai tuoi colleghi, sei autorizzata ad urlare WOW!) .

Soprattutto, viviamo una cultura aziendale volta alla responsabilità e non alle apparenze. C’è anche tanto altro, ma questo già potrebbe bastare.

Così non solo riesco a conciliare lavoro e tre figli, ma addirittura lavorare mi fa essere una madre migliore ed essere madre mi fa essere una migliore professionista. Noi donne non siamo torte: non ci dividiamo tra figli, lavoro, marito e noi stesse (esiste il tempo per noi stesse?!?), ma ci arricchiamo dai diversi ruoli che ricopriamo durante la giornata.

Perché ho ricevuto una promozione al lavoro proprio quando sono diventata neo mamma?

Sono nata negli anni ’80, da quel genere di genitori (oggi in via di estinzione) che quando portavo a casa un 8, mi chiedevano: «perchè non hai preso 10? ».

«Il prof non ha dato 10 a nessuno», rispondevo.

E mio padre: «non ci sono scuse».

E così mi sono laureata confermando, in questo caso, le statistiche (la laurea con lode è donna), ho accettato una proposta da eni, poi quella da enel e ho accettato di cambiare quando mi veniva proposto. Non elenco qui le mie qualifiche e qualità, fatto sta che nutrendomi di studio, rapporti con le persone, porte in faccia, mea culpa e successi ero arrivata a 29 anni all’ultimo livello prima della dirigenza e a fare il lavoro più bello per me.

Non solo ciò in cui ero brava, ma anche ciò che mi appassionava: sviluppare impianti rinnovabili. Mi ci dedicavo con anima e corpo, e posso dire con orgoglio di aver fatto parte di team che hanno vinto gare sempre più difficili e competitive.

Dopo qualche anno però mi sono accorta che aziendalmente non avanzavo più. Invece di cambiare aspettai. Passarono 6 anni, e quel mio lavoro appassionante diventò la mia gabbia:

per paura di perdere ciò che avevo seminato, come una scimmietta col braccio infilato nella bottiglia delle noccioline, tenevo il pugno chiuso per non lasciarle andare. Ma non riuscivo più a tirar fuori il braccio.

Essere mamma mi ha fatto capire che le paure vanno vissute e i problemi vanno affrontati. Come fare?

Non ci sono scuse. E così, di ritorno dalla maternità, ho chiesto aiuto ad un coach, che mi ha fatto mettere in ordine pancia, gambe, cuore e cervello.

Accettare di cambiare è cogliere le opportunità. Scegliere di cambiare è crescere.

Mi sono rimessa in gioco e ho fatto un colloquio per una posizione che era al momento aperta. E poco importava che fosse più bassa della mia, diedi il massimo di me, sarei ripartita da zero per poi dimostrare quanto valessi. Non fui scelta: «non vado più bene», pensai.

Era la posizione da junior che non andava bene, e l’HR che mi scartò lo sapeva: puoi mettere il caviale nella torta rustica e fare novelle cuisine, ma noi non siamo ingredienti da usare a caso.

Fu il mio miglior fallimento.

Perchè dopo pochi giorni, quella stessa responsabile HR chiamò la mia capa del personale per dirmi che l’avevo colpita e propormi un colloquio per una posizione di responsabilità ben più alta della mia. E la mia capa del personale fu d’accordo.

E’ solo un CASO di mentalità aperta? Sono due donne, si fermerà tutto quando dovranno decidere gli uomini?

Bussai al mio capo per informarlo, ero pronta ad inghiottire un: “tu?! ora che hai due neonati?!!” E invece mi rispose: «credo che tu vada bene». Una COINCIDENZA.

Durante il colloquio incrocio lo sguardo del nuovo HR: la sua espressione mi fa capire che anche lui crede che io vada bene. Una semplice INCIDENZA? Ci penserà il nuovo responsabile a fermare tutto, quando rifletterà sul fatto che sono una neo mamma?

E invece, la CONFERMA.

  1. Che puoi essere neo mamma e venire promossa.

  2. Che non ci sono scuse per la società: il work life balance è un problema complesso che si può risolvere. Ma non da sole!

  3. E che ci devi credere. In te…perché non sempre c’è un HR che ti salva dagli errori 🙂

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I ‘ve got a career advancement soon after my maternity leave!

This’d be a great news only for my husband, my mother-in-law and a few others, except that according to a recent research based on Italian ISTAT and ISFOL data, “27% of women leave work after the birth of their first child, and for women who are managers, pregnancy represent a gravestone on career opportunities“. No improvement compared to 2015, when the Italian ISTAT published that “1 out of 5 new moms renounces work”.

I’d like to notice: work is the one that renounces 1 new mother out of 5.

Renouncing is a singularly devastating, and socially worrying verb because it is son of a rebound of responsibility. Being firmly committed is not enough for the new mothers: they also need public support, help from family members, and Company support.

How could I find my work life balance?

I am not different from those moms who had to give up, the fact is that my working place is different.

I can bring my twins to the company’s nest, one day a week everybody can devide to work from home (also men apply for it!), when schools are closed I bring my elder son to company’s leisure center. In the company, we have a room for pumping milk, and I can take care of myself with a yoga or pilates course.

Most importantly, we live a corporate culture aimed at responsibility and not at appearances. There is also much more, but this may already be enough.

In this way I can find my balance between work and three children. Working makes me a better mom and being a mom makes me a better worker. Women are not cakes: a slice for children, a slice for work, a slice for our husband and a slice for ourselves (ourselves?!?). We are enriched by the different roles we cover during the day.

Why did I move up at work exactly after I became a new mother?

I was born in the ’80s, from that kind of parents (currently endangered species) that when I got 8 at school, asked me: «why not 10? »

«No one got 10», I replied. And my father: «there are no excuses».

So I graduated in line, in this case, with the statistics (most degrees with honors are from women), I accepted a proposal from eni, then one from enel and I accepted changes when I was proposed. I do not list here my qualifications and qualities, the fact is that feeding me from studies, relationships with people, doors in my face, failures and successes, I reached at 29 years the last level before management and I was selected for doing the best job for me.

Not only what I was good at, but also what I was passionate about: renewables business development. I was firmly committed and I can proudly say that I have been part of teams that have won increasingly difficult and competitive tenders.

After a few years, however, I realized that I was not progressing in my carrier. Instead of changing, I waited. Six years passed, and my perfect job became my cage.

I was afraid of losing what I had sow and like a monkey with its arm in the bottle of peanuts, I was keeping my fist closed so as not to let them go. But I could no more pull my arm out.

Being a mother made me understand that fears must be experienced and problems must be addressed. How?

There are no excuses. So, back from maternity leave, I asked help from a coach, who helped me tidy up my stomach, heart, legs and brain.

Accepting to change is seizing opportunities. Choosing to change is growing.

So I chose to leave my comfort zone and asked for an interview for a position that was vacant at that moment. And it didn’t matter that I was over skilled for that, I would have climbed the mountain again, so I did my best at the interview. I was not chosen: “I’m not good“, I thought.

It was the junior position that was not good, and the HR  knew it: you can put caviar in the rustic pie and make nouvelle cuisine, but we are not ingredients to randomly use.

It was my best failure.

Because after a few days, that same woman called the head of HR of my unit (woman)  to offer me an interview for a position of responsibility far higher than mine.

Is it just a CASE of open mindness? Is it due to the fact that they are women? Will the process stop when men will have to decide on a new mother?

I knocked at my boss to inform him, I was ready to swallow a: “you?! now that you have two babies?!!” Instead he answered me: «I think you’re fine». A COINCIDENCE.

During the interview I meet the new HR: his expression makes me understand that he also believes that I’m fine. Is it just INCIDENCE? Will the new boss stop the process when he’ll consider that I am a new mother?

Instead, I got the CONFIRMATION:

  1. That you can be a new mother and be promoted.

  2. That there are no excuses for society: work life balance is a complex problem that can be solved. Women alone can’t do it.

  3. And that you must believe. In you … because there is not always an HR that saves you from mistakes 🙂

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